"Reportage di Viaggio" è la raccolta dei viaggi organizzati da Socchi Adriano, titolare dell'agenzia CULTURE LONTANE


Sydney: visita a piedi dell'elettrizzante capitale del New South Galles

25.10.2005 23:46

All’unicità di Sydney avevo pensato, quando mi capitò di leggere su un quotidiano che due balene si erano spinte nella baia della città raggiungendo addirittura l’Harbour Bridge. Perso l’orientamento, i due cetacei, sostarono per alcuni giorni nella baia prima di essere riaccompagnati in mare aperto. 

In quale altra metropoli al mondo può capitare di assistere a quest’insolito spettacolo? 
Ecco uno dei tanti esempi del perché Sydney può orgogliosamente fregiarsi di essere una metropoli unica nel suo genere. Potrebbe bastare, ma non è così perché la mecca australiana è oggi una città di tendenza, di stile di vita e sempre più cosmopolita. I Sydneysiders, i cittadini di Sydney, sanno come godersi la vita e c’è da domandarsi:
“Come non riuscirci con il sole tutto l’anno, in mezzo a spiagge dorate e bellezze in bikini?”
I turisti hanno capito l’aria di festa che aleggia in quest’ineguagliabile capitale e ogni anno sempre più numerosi si spingono fin qui da ogni parte del mondo.

L’abbiamo ammirata dall’alto dei 305 metri della Sydney Tower, dal livello del mare solcando le onde della baia sulla quale s’adagia, ma soprattutto passeggiando tra i suoi quartieri: Darling Harbour, The Rocks, Circular Quay e Kings Cross. Soltanto vedendola così, da diversi punti d’osservazione, ci si può fare un’idea della città più famosa dell’Australia, non a caso sede dei giochi olimpici australiani del 2000.
Già dal finestrino dell’aereo identifico le due icone della capitale del New South Galles “l’Opera House” e “l’Harbour Bridge”, ma quello che più mi colpisce è la baia della città. Il mare penetra nell’entroterra per chilometri e l’acqua s’insinua dappertutto, cosicché dall’aereo Sydney pare una città alluvionata. 

All’aeroporto evitiamo i costosi taxi e prendiamo, invece, il comodo ed economico “Sydney Airporter”, il servizio di trasporto con prelievo a domicilio tra l’aeroporto e gli alberghi, una sorta di taxi-pullman. Il minibus, a cui è agganciato un grosso carrello portabagagli, può diventare un escamotage per un giro turistico gratuito della city, se si è, così com’è capitato a noi, gli ultimi ad essere lasciati all’hotel. Fin dalla fermata si respira una velata atmosfera di generale appagamento che impareremo a conoscere girovagando per Sydney. Lungo il tragitto, poi, restiamo stupiti nel vedere molti fantomatici babbo natale arrampicarsi su grondaie e balconi, e pensare che mancano ancora esattamente due mesi alla festività. L’autista fa’ scendere i turisti ai rispettivi alberghi, ora al lussuoso Ritz-Carlton, ora nei grandi cinque stelle come il Park Hyatt, posa gli uni e posa gli altri giungiamo infine al nostro modesto albergo, il Motel Formule 1. Restando comodamente seduti abbiamo l’occasione di farci subito una sommaria idea di Sydney attraverso i finestrini del minibus su cui i nostri sguardi sono incollati.

Sydney iniziamo a scoprirla partendo da William Street, nel quartiere di Kings Cross che visiteremo di sera per via della sua rinomata vita notturna. Dopo uno stop all’Hard Rock Café per acquistare la t-shirt che Ila ha promesso al fratello (altro prezioso cimelio da aggiungere alla sua collezione), c’incamminiamo per William Strett che lasciamo all’altezza di Hyde Park dove si trova la maestosa chiesa anglicana di St. Mary’s che desta interesse non solo per via della sua mole, ma anche per il forte contrasto architettonico con le vicine strutture avveniristiche. Attraversati i giardini di Hyde Park percorriamo Macquarie Strett fino a giungere a Town Hall, ossia il municipio. Da qui proseguiamo per il quartiere degli affari dove camminiamo con la testa in sù affascinati dai moderni grattacieli. Girando su noi stessi con lo sguardo verso il cielo, giro dopo giro, giungiamo a Circular Quay. 
Su uno dei moli di Circular Quay c’imbarchiamo sul ferry per il sobborgo di Manly, ma sbagliamo molo e anziché a Manly ci ritroviamo diretti verso South Heads… poco importa. Il giro nella baia non cambia di molto, navighiamo dirigendoci sempre verso est su quella che può definirsi a tutti gli effetti la metropolitana di Sydney dove al posto dei treni e dei binari vi sono i traghetti e il mare. I ferry vanno sù e giù di continuo, fermandosi in varie stazioni che non sono lugubri tunnel sotterranei, ma tranquille calette di sabbia dove la gente prende il sole o viene a fare un picnic in riva al mare e dove centinaia di barche a vela ormeggiano, pronte a levarsi verso il mare aperto. L’acqua del mare è limpida e se soltanto avessimo costume e asciugamano potremmo fermarci in una qualsiasi delle baie a fare il bagno. Delle oltre 30 spiagge di Sydney, Bondi è sicuramente quella più trendy, ma anche quelle all’interno della baia meno grandi e conosciute non deludono. Popolate da ristoranti alla moda, ville da sogno e yacht di ricchi signori, sembrano piccoli paesi di villeggiatura invece sono i sobborghi di Sydney. Qui, lontani dal centro, l’orizzonte della baia è disegnato dai profili della Skyline, dell’Harbour Bridge e dell’Opera House.

Sulla via del ritorno, dalla prua del traghetto, l’Opera House man mano che ci avviciniamo prende sempre più le sembianze di una grande nave con le vele bianche spiegate al vento. Dopo un’ora e trenta minuti siamo di nuovo a Circular Quay. Quella che abbiamo metaforicamente definito metropolitana acquatica alla fine, si rivelerà un’indimenticabile crociera, oltretutto dal costo molto economico.

Ora che ci troviamo sotto all’Opera House, l’orgoglio di Sydney, è possibile scorgere i milioni di mattonelle di ceramica bianca di cui è ricoperta. Alla progettazione parteciparono più di 230 architetti, ma alla fine la spuntò il danese Jorn Utzon. Finita di costruire soltanto 32 anni fa’ è costata tredici volte il budget iniziale, ma n’è valsa la pena visto che oggi la costruzione è insieme all’Ayers Rock il simbolo dell’intera Australia. Alta 67 metri, contiene 2.697 poltrone e ha la particolarità di avere l’orchestra collocata nel punto più basso del teatro, a diversi metri sotto il livello del mare.

Dall’Opera ci dirigiamo verso il famoso ponte attraverso il quartiere del Rocks originariamente squallido covo di carcerati, marinai e prostitute oggi è un borgo turistico costituito da strette via acciottolate, edifici coloniali, negozi di souvenir e bei ristorantini che gli fanno assumere un’aria familiare, che definirei europea, a dispetto del resto di Sydney che invece sa’ di americano.

L’Harbour Bridge, il grandioso ponte che collega le sponde della baia, è chiamato simpaticamente dai cittadini “coathanger” attaccapanni perché assomiglia, appunto, ad un enorme attaccapanni. Al tramonto c’incamminiamo sul ponte raggiungendo il padiglione sud-orientale. Questo è il lato pedonale ed è percorso da molte persone, semplici pedoni e tanti sportivi, i quali smessi gli abiti dell’ufficio lasciano il posto di lavoro in tuta per ritornare a casa e tenere la forma. Infatti, il ponte collega il quartiere degli affari con il centro. Giunti al possente pilone ci fermiamo per le foto di rito sull’Opera House e sulla Skyline. Data l’ormai poca luce appoggio la mia reflex contro la ringhiera in cerca di stabilità e mi accorgo che l’enorme struttura d’acciaio trema e non potrebbe essere altrimenti data l’altezza 134 metri e l’incessante circolazione d’auto e, ancora, per il passaggio della ferrovia. Sotto di noi è un continuo transitare d’imbarcazioni di ogni tipo barche a vela, catamarani e traghetti.

Attraversiamo le grandi “highway”, a questa ora trafficate d’auto, ma la circolazione è tuttavia ordinata e raramente si sentono clacson suonare. All’imbrunire saliamo sulla Sydney Tower. Con un veloce ascensore ci troviamo d’incanto al centro di un incredibile e panoramico tramonto aperto a 360°. Dall’alto dei suoi 305 metri l’esile grattacielo è l’edificio più alto di tutto il continente. Dalla terrazza ben si distinguono, ancora una volta, le principali attrattive della città. Le luci sgargianti della baia di Darling Harbour, l’Harbour Bridge ben definito dalle luci da cui è decorato e l’illuminatissimo bagliore verde dell’Opera House. Ad ovest se non fosse già calata la notte si vedrebbero i profili delle Blue Mountains.

Quando scendiamo è sera, nel frattempo le strade si sono svuotate, un leggero e freddo vento si è alzato. Seguiamo la caratteristica monorotaia che ci conduce a Darling arrivando fino a Pyrmont Bridge. Essendo tutto chiuso, a dispetto dell’ora non ancora tarda, ritorniamo indietro sui nostri passi là da dove eravamo partiti: il quartiere di King Cross. Durante l’ennesima lunga camminata attraverso una Sydney ormai deserta ci colpiscono le luci di piscine olimpioniche sulle quali ci affacciamo a curiosare scorgendo vasche piene di gente. Qui il nuoto d'altronde è sport nazionale. Finiamo per ritrovarci nell’unico luogo dove sembra esserci un po’ di vita e consumare qualcosa. A Darlinghurst Road ceniamo in un locale gestito da un signore polacco con il quale imbastiamo un discorso sulla nostra amata Europa e delle difficoltà d’ambientamento degli europei, ad eccezione dei soli cittadini inglesi, in particolar modo proprio a Sydney. Qui in Australia siamo noi italiani gli extra-comunitari! Durante la conversazione improvvisamente il gestore, al passaggio di un auto della polizia, cambia espressione. Tutto subito non capiamo. Lo stesso poi ci spiega il suo comportamento dicendoci che se la polizia ci avesse visto fumare nel locale sarebbe incorso in una costosa multa. In Australia, infatti, è severamente vietato fumare nei locali pubblici. Alla fine dietro le sue preziose indicazioni raggiungiamo Oxford Strett risalendo Darlinghurst Road. In queste strade si svolge la dissoluta vita notturna della città. Locali di striptease e nightclub convivono accanto a raffinati ristoranti e negozi di moda, le persone che le frequentano hanno tutte un unico intento la ricerca del divertimento. Percorriamo prima su di un lato e poi sull’altro Oxford Strett imbattendoci via, via in locali riservati ad omosessuali, pub al cui interno suonano band locali e caffé di tendenza. La parola d’ordine è bighellonare da un posto all’altro. A dire il vero molti locali sono chiusi, poiché è lunedì sera, nonostante ciò c’è movimento a sufficienza per rendersi conto del carattere sfrenato che serpeggia. Incontriamo tipi vestiti in modo a dir poco eclettico, hippies, uomini d’affari un concentrato di rappresentanti dell’intera razza umana. Infine a mezzanotte inoltrata, stanchi, dopo aver girato a piedi in lungo e largo per tutto il giorno, troviamo lungo i marciapiedi di William Street prostitute e travestiti attendere i propri clienti. 

Sydney si è rivelata una city elettrizzante: “È urbana, trend e alla moda” una metropoli unica nel suo genere. 
In quale altro luogo troviamo uno accanto all’altro avveniristici grattacieli e immacolate spiagge di sabbia? 
In quale altra capitale del mondo può capitare di vedere volteggiare due balene in centro città?
Ma più di tutto in nessun altra città del mondo ho riscontrato così tanta spensieratezza e gioia di vivere. A Sydney, la city più elettrizzante d’Australia, si è fatalisti, ottimisti e più felici.

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